AssoAmbiente

Circolari

2025/130/SAEC-TEX/CS

L’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) ha pubblicato un briefing intitolato "Circularity of the Eu textiles value chain in numbers", dove vengono fornite una serie di informazioni sulla filiera che si occupa della gestione dei rifiuti tessili, con un approfondimento sugli impatti che questa genera. 

Lo studio evidenzia come la raccolta differenziata dei rifiuti tessili nei Paesi dell'Unione europea è cresciuta solo del 4,3% dal 2016 al 2022, facendo registrare, in sostanza, uno stallo. Rispetto invece al consumo di prodotti tessili nell'UE si è passati dai 17 kg/ab del 2019 ai 19 kg/ab del 2022 (v. grafico di seguito).

Secondo il Briefing serve agire anche sulla sensibilizzazione dei cittadini visto che la maggioranza degli scarti provenienti dalle famiglie viene conferito nel sacco dei rifiuti indifferenziati e quindi anziché essere destinato al riciclo o al recupero finisce in discarica o è incenerito. Un destino che nel 2022 ha riguardato l'85% dei residui. L’EEA auspica che l’obbligo di raccolta differenziata della frazione tessile, attivo da gennaio 2025 in tutta Europa, possa aumentare i tassi di raccolta e, contemporaneamente, ridurre il ricorso a soluzioni di gestione ambientalmente meno sostenibili. 

Per quanto riguarda l'export, i numeri evidenziano che dal 2000 al 2019 sono triplicate le movimentazioni di rifiuti tessili fuori dall'UE mentre, dal 2019 in avanti, l'export è restato abbastanza costante. Nella figura seguente si riportano le esportazioni 2023, richiamate nel documento, con le relative percentuali.

L’EEA evidenzia come il costante aumento del consumo di abbigliamento, calzature, tessile per la casa genera significativi effetti ambientali. Infatti dai dati misurati su 12 categorie di consumo delle famiglie europee – tra cui cibo, mobilità, alloggio, salute e istruzione – l'impiego di prodotti dell'area tessile si è classificato, in media, al quinto posto in termini di pressioni ambientali e climatiche. Gli impatti hanno riguardato uso delle materie prime, emissioni di gas serra e impiego di acqua e suolo.

Nel Briefing viene poi sottolineato che le tecnologie digitali possono potenzialmente ridurre le pressioni ambientali e climatiche del settore tessile migliorandone l'efficienza. Di contro però, rischiano anche di aumentare la produzione e il consumo, ad esempio attraverso i social media o le piattaforme online. L’EEA evidenzia quindi che per riuscire a realizzare quanto previsto nella Strategia tessile dell'UE, è necessario un cambiamento sistemico del settore tessile. Tale cambiamento deve passare per una ricerca di una qualità superiore dei prodotti, per un uso più prolungato dei beni, nonché per il loro riutilizzo, riparazione e infine riciclo. Per monitorare questi aspetti e rendere il settore più sostenibile ed efficiente l’EEA ha predisposto uno strumento, chiamato Circular Metrics Lab.

Per maggiori informazioni si rimanda al Briefing EEA, disponibile qui.

» 28.03.2025

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