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Circolari

2025/264/SA-GIU/TO

La Corte di Cassazione, con la sentenza 23 giugno 2025, n. 23329 si è pronunciata in materia D.lgs. n. 231/2001 sul come intendere il profitto “di grande rilevanza” ai fini dell’aumento delle sanzioni per l’impresa che trae un profitto - anche indiretto - sul mercato dal reato commesso, a suo vantaggio o nel suo interesse.

Come noto, il D.lgs. n. 231/2001 stabilisce che un Ente è responsabile in via amministrativa (cioè tenuto a pagare una somma di denaro) per i reati commessi da suoi manager o dipendenti nell’interesse o a vantaggio della società. Nel caso in cui il guadagno per l’impresa sia di rilevante entità il Giudice aggiunge alla pena pecuniaria delle sanzioni “interdittive”. Si tratta di una serie di misure di vario tipo: divieto di esercitare l’attività o di stipulare contratti con l’Amministrazione pubblica, sospensione dell’autorizzazione posseduta o esclusione da finanziamenti o agevolazioni.

Per la Corte il profitto “di grande rilevanza” è da intendersi come quello che supera il mero dato oggettivo del denaro ottenuto e si estende a elementi soggettivi derivanti dalla attività criminosa. Ad esempio il maggiore “potere” acquisito sul mercato nei confronti di clienti e fornitori o la cresciuta autorevolezza verso gli istituti bancari. 

In altre parole il profitto illecito può incidere sulla specifica attività dell’Ente, sul suo volume di affari, sulla struttura dell’impresa, sulla sua posizione sul mercato. Cosicché, sostiene la Corte di Cassazione “un profitto può essere non oggettivamente, in assoluto, quantitativamente rilevante ma può diventarlo rispetto alla struttura dell’Ente nei cui confronti si procede.”

Per ulteriori dettagli si fa rinvio alla sentenza in oggetto, in allegato alla presente.

» 14.07.2025
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