L’ECHA, l’Agenzia europea per le sostanze chimiche, ha pubblicato due pareri relativi alla restrizione dei PFAS a livello dell’Unione europea.
Si ricorda che a seguito della proposta di restrizione dei PFAS avanzata da alcuni Stati europei, l’ECHA sta procedendo alla valutazione della proposta attraverso il Comitato per la valutazione del rischio (RAC) e il dal Comitato di analisi socio-economica (SEAC), i quali hanno presentato i due pareri di propria competenza, che verranno poi inviati alla Commissione UE e costituiranno un contributo tecnico fondamentale al processo di definizione della restrizione di queste sostanze nell’ambito del Regolamento REACH.
Il primo parere dell'ECHA, emesso dal Comitato di valutazione del rischio (RAC), conclude che è necessaria una restrizione a livello europeo, dati i rischi ben documentati che le sostanze PFAS comportano per la salute umana, la loro persistenza nell'ambiente e la contaminazione del suolo e delle acque sotterranee. Il RAC raccomanda inoltre diverse misure di gestione del rischio applicabili alla catena del valore a monte, tra cui piani di gestione delle PFAS specifici per sito (che includono l'etichettatura obbligatoria dei rifiuti contenenti PFAS e lo smaltimento sicuro), il monitoraggio delle emissioni, la segnalazione obbligatoria e la comunicazione o l'etichettatura lungo tutta la catena di approvvigionamento per i prodotti contenenti PFAS soggetti a deroghe.
Il RAC conferma le deroghe presenti nella proposta, previste per il settore del riciclo, ma solo se il fornitore del materiale o del prodotto riciclato può dimostrare l’origine del materiale tramite documentazione. Le deroghe proposte sono:
Il RAC sottolinea inoltre la necessità di monitorare e controllare la potenziale esposizione e le emissioni durante i processi di riciclo. Il RAC giunge anche a conclusioni sulle emissioni di PFAS nell'ambiente dal settore della gestione dei rifiuti, con una serie di fattori di emissione per tipologia di trattamento (discarica, incenerimento, trattamento delle acque reflue).
La relazione del RAC è considerata definitiva ed adottata per cui non sono possibili proposte di modifica alle conclusioni.
Il secondo parere, emesso dal Comitato di analisi socio-economica (SEAC), è invece aperto a una consultazione pubblica che scadrà il prossimo 25 maggio 2026. Sebbene il SEAC sostenga in linea di massima la restrizione, riconosce la necessità di esenzioni mirate nei casi in cui le sostanze PFAS non possano ancora essere sostituite e in cui un divieto immediato potrebbe comportare impatti negativi sproporzionati.
In questa fase, il SEAC non ha ancora stabilito se le esenzioni proposte, o le misure di gestione del rischio raccomandate dal RAC, siano proporzionate. La consultazione ha lo scopo di contribuire a questa valutazione.
Per quanto riguarda il settore della gestione dei rifiuti, il SEAC sottolinea la mancanza di dati sulla capacità di rispettare i limiti di concentrazione e sull'impatto economico della restrizione, ma sostiene la necessità di deroghe a tempo limitato per:
Il SEAC non individua la necessità di una deroga per altri flussi di rifiuti e inoltre:
La consultazione pubblica sulla bozza di conclusione del SEAC è strutturata per settore ed è disponibile un sondaggio specifico (disponibile qui tramite login), in cui è possibile affrontare l'impatto sul settore del riciclo (sezione 3.4.2.2.4 del rapporto - domanda 2.27 del sondaggio).
A tal proposito il SAEC ha richiesto espressamente nuovi dati che possano aiutare a prendere una decisione sulle conclusioni preliminari di cui sopra, pertanto si evidenzia l’importanza di inviare un parere chiaro a riguardo, al fine di sostenere la necessità di un’esenzione per il settore dei rifiuti e chiarire le modalità di applicazione delle restrizioni.
Informiamo che FEAD è a lavoro per raccogliere i contributi dei propri membri e avviare un confronto per definire il riscontro alla consultazione, chiediamo pertanto a quanti interessati di inviare i propri commenti sui punti chiave relativi alle conclusioni SAEC, alla D.ssa Giulia Fano (g.fano@fise.org) entro il prossimo 21 aprile 2026, al fine di predisporre una posizione associativa.
Per qualsiasi ulteriore approfondimento, si rimanda ai due pareri, in allegato alla presente.