AssoAmbiente

Circolari

p56250CE

A seguito della recente costituzione del Settore della Gestione impianti RU di FISE Assoambiente, richiesta dalle esigenze di mercato dalle imprese dei servizi di igiene urbana, come evidenziato dal Presidente del Settore Dott. Pietro Colucci, si è tenuto, lo scorso 6 marzo, un primo incontro nel quale affrontare alcuni principali problemi presenti nel comparto, nonché a definire congiuntamente programmi e priorità di intervento (v. ns. circ.n° 052/2006 del 1 febbraio u.s.).

I partecipanti all’incontro hanno condiviso l’iniziativa e l’opportunità di affrontare, in futuro, anche le problematiche connesse agli aspetti finanziari della realizzazione e gestione degli impianti di trattamento dei rifiuti urbani, in considerazione del possibile sviluppo del comparto con l’approvazione e la messa a regime del Testo Unico ambientale.

Nell’incontro sono stati illustrati ed esaminati i seguenti argomenti:

  1. Testo Unico ambientale; 
  2. recente riforma degli appalti pubblici di lavoro e di servizi; 
  3. regolamentazione del recupero energetico (FER ed Emission trading).

Testo Unico ambientale

L’argomento, nel suo complesso e per quanto di interesse, è stato oggetto di vari incontri associativi durante l’iter di formazione dello stesso, pertanto si è proceduto ad una rapida disamina e focalizzazione delle principali norme modificative del D.Lgs. 22/97 per quanto attiene la realizzazione e la gestione degli impianti di trattamento rifiuti, sia sotto il profilo degli adempimenti amministrativi, che autorizzativi.

Gli aspetti esaminati, come riportati nelle slides illustrate, riguardano sia la regolamentazione dei rifiuti sia la complessa regolamentazione e interrelazione con la normativa IPPC e VIA.

Recente riforma degli appalti pubblici di lavori e di servizi - Codice dei contratti pubblici

Durante l’incontro è stato presentato un quadro riepilogativo delle condizioni di mercato sotto il profilo delle dinamiche economiche e sotto il profilo legale.

Sotto il primo aspetto – dinamiche economiche - si è fatto riferimento all’indagine su “Le Forme di Gestione dei Rifiuti Urbani”, presentata ufficialmente il 13 marzo 2006, dalla quale è emerso come prevalentemente la proprietà degli impianti (discariche, inceneritori e impianti di selezione automatica) sia pubblica, e cioè di società a totale capitale pubblico o di enti locali; del pari, dall’indagine è emerso, in termini di numero di Comuni serviti, come anche la gestione degli stessi impianti sia prevalentemente pubblica; se si guarda però la popolazione servita, risulta un rapporto molto più equilibrato tra gestioni “pubbliche” e gestioni “private”, con riferimento a tutte le tipologie di impianto.

La presenza della imprese private risulta quindi determinante negli attuali assetti di mercato.

Sotto il secondo profilo, ovvero quello legale, si è esaminato l’intreccio che si sta determinando tra le norme comunitarie e nazionali di recepimento in materia di appalti pubblici – che vanno a costituire la normativa quadro di riferimento in materia di mercato – e le norme contenute nel Testo Unico ambientale – che andranno a costituire la “lex specialis” di settore.

Nell’incontro si è quindi proceduto ad una breve illustrazione degli aspetti più qualificanti del TUA, sulla cui elaborazione l’Associazione ha molto e proficuamente lavorato per favorire un contesto aperto di mercato. Il Testo Unico Ambientale in effetti prevede, come noto, una aggregazione della domanda, attraverso la costituzione degli ATO e delle relativi soggetti amministrativi di gestione, e il ricorso obbligatorio a procedure concorsuali, avendo come obiettivo un unico soggetto gestore (concessionario per le attività di servizio, per la costruzione e gestione degli impianti e per la riscossione della tariffa).

Nel corso dell’incontro sono stati esaminati diversi profili specifici, soprattutto legati alla concreta attuazione del provvedimento e agli aspetti di diritto transitorio.

Per quanto concerne la riforma del sistema appalti, si è precisato che questa trae origine dalla necessità di recepire le nuove direttive comunitarie in materia (n. 17/2004 e per quanto di interesse, la n. 18 del 2004) secondo le previsioni della legge n. 62 del 18 aprile 2005, legge comunitaria per il 2004.

Nel merito, si è quindi precisato che pur essendo le direttive stesse entrate in vigore per le parti direttamente applicabili già dal 31 gennaio 2006, le parti più significative sono soggette a recepimento formale; si è quindi fatto riferimento alla proposta di Codice unico dei contratti pubblici approvato dal Consiglio dei Ministri, sul quale pure FISE ha svolto una pluralità di interventi positivamente valutati dal Governo e dal Parlamento, evidenziando i molti aspetti di interesse, dalla omogeneizzazione della disciplina dei servizi con quella dei lavori alla regolazione delle ATI e dei Consorzi, del subappalto, delle concessioni di servizio e dei subaffidamenti a valle fino a taluni aspetti innovativi di regolazione delle società miste nonché della importanza per il comparto del nuovo istituto comunitario del “dialogo competitivo”.

Regolamentazione del recupero energetico - FER e Emission Trading

Miratamente alle esigenze del settore è stato presentato un quadro riepilogativo anche per quanto riguarda le fonti energetiche rinnovabili e l’emission trading, due temi che rappresentano il cuore dell’attuale politica europea e nazionale, non solo per tentare di ridurre la situazione di dipendenza energetica e rafforzare la sicurezza nell’approvvigionamento, ma anche per riuscire a raggiungere, nei termini prefissati, gli obiettivi di Kyoto.

Per quanto concerne le fonti rinnovabili, la situazione italiana si distingue da quella europea per il campo d’azione, più ampio che include la totalità dei rifiuti, biodegradabili e non, nell’attribuzione degli incentivi per la produzione di energia (certificati verdi). La peculiare situazione nazionale, riportata anche nell’allegato alla direttiva 2001/77/CE, trova però ancora oggi numerosi ostacoli alla sua effettiva realizzazione a causa sia della difficoltà di realizzare nuovi impianti di recupero energetico (es. effetto Nimby, politiche ambientali contro l’utilizzo dei rifiuti come fonte energetica) che in ambito normativo (tarda la definizione degli “ulteriori rifiuti” che possono godere dei certificati verdi). Il risultato è la difficile realizzazione di nuovi impianti che allontana l’Italia dall’obiettivo di utilizzo del 25% di fonte rinnovabile entro il 2010 (oggi 15% FER nella produzione di energia elettrica).

Nel corso dell’incontro è stato inoltre evidenziato che la situazione non migliora se si considera l’Emission trading. Il sistema “cap and trade” dell’emission trading, che prevede la definizione di un tetto di emissione e il commercio dello scarto a favore di chi non riesce a contenere le stesse emissioni, era stato considerato complesso già nella sua definizione durante la stesura del protocollo di Kyoto. Per tale motivo erano stati definiti programmi facilitati di acquisizione dei crediti di carbonio (CDM - clean develompment mechanism - e JI – Joint implementation) per consentire alle aziende interessate non solo di raggiungere gli obiettivi nazionale ma anche di avere un ruolo trainante nella diffusione, verso altri Paesi, delle tecnologie a minor impatto ambientale. Per quanto riguarda la situazione italiana, il nostro Paese, come evidenziato nelle slides illustrate, si era impegnato a ridurre le emissioni di gas serra a 476 Mton entro il 2012 (-6.5% rispetto al 1990), ma ad oggi si trova con il maggior scostamento in Europa rispetto agli obiettivi di riduzione, con quasi 78 milioni di tonnellate in più. Situazione che rende assolutamente non facile per il nostro Paese rispettare gli obiettivi definiti con il Protocollo di Kyoto.

Conclusioni

Sulla base delle analisi e valutazioni svolte è emersa la necessità di procedere nel futuro con:

  • approfondimenti dei dati sulla gestione impianti del Rapporto sulle “Forme di gestione dei RU” al fine di definire un mirato Rapporto sugli impianti di trattamento, anche sulla base di ulteriori elementi conoscitivi della situazione impiantistica nazionale;
  • realizzare un’iniziativa di approfondimento sulle tematiche del project financing nel Settore degli impianti di gestione rifiuti urbani;
  • definire proposte per la regolamentazione della normativa tecnica e degli appalti per il comparto e, qualora possibile, da realizzale in modo sinergico con gli altri Settori Assoambiente (Servizi RU e Rifiuti Industriali).

Nel rimanere a disposizione per ogni approfondimento, porgiamo i migliori saluti.

Il Direttore
Francesco Tiriolo

» 05.04.2006

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