AssoAmbiente

Circolari

p60305PE

Facciamo seguito alle precedenti comunicazioni di pari oggetto (circolari n. 16/07, 34/07 e 130/07) per fornirvi ulteriori aggiornamenti in materia di attuazione delle disposizioni nazionali sull’IPPC (D.Lgs. 152/06) e sulla revisione della Direttiva 96/61/CE su IPPC.

In ambito nazionale, il prossimo 31 luglio, salvo eventuali proroghe, è prevista l’entrata in vigore del titolo II del D.Lgs, 152/06 su VIA, VAS e IPPC.

La normativa, così come è formulata, presenta alcuni fattori di criticità che presuppongono la revisione dell’articolato, tra questi:

  • un blocco delle assegnazioni delle nuove procedure di VIA: non esistendo più elenchi separati tra opere di competenza nazionale e regionale, l’attribuzione (art. 35) sarebbe subordinata a criteri ancora da precisare, complessi sia sul piano tecnico e dei soggetti applicatori (chi stabilirà a priori se un’opera potrà avere impatti rilevanti su più regioni?), nonché ad alto rischio di contestazione;
  • uno stravolgimento ed un blocco delle pianificazioni, anche di livello regionale sub-regionale;
  • l’art. 12 (comma 2) prevede che, in assenza di apposite norme regionali non ancora esistenti, il Consiglio dei Ministri svolga un esercizio sostitutivo entro 60 giorni per l’espressione di un Giudizio di Compatibilità; se il Consiglio dei Ministri non ne avrà avuto il tempo, scatterà automaticamente un Giudizio negativo.

In ambito europeo:

1. Linee guida IPPC.

Sul sito della Direzione ambiente della Commissione europea è stato pubblicato la “Guidance on interpretation and impletation of the IPPC directive”. La finalità del documento, che è già stato adottato da diverse amministrazioni quale linea guida per l’implementazione della Direttiva 96/61/CE sull’IPPC, è quella di fornire una chiave di lettura sull’interpretazione di alcune disposizioni della Direttiva.

La Guida, disponibile al sito della Commissione Europea, non rappresenta una posizione ufficiale della Commissione e non può essere citata come tale in un procedimento legale. Qualsiasi giudizio finale sull’interpretazione della Direttiva può essere espressa solo dalla Corte di Giustizia europea. Gli Stati membri sono stati invitati a commentare eventualmente le interpretazioni fornite dalla Guida della Commissione, per cui qualsiasi eventuale vostra nota in merito sarà debitamente evidenziata in ambito europeo.

2. Tempistica

La Commissione persiste nel proprio progetto di revisione della Direttiva IPPC, indipendentemente dalle risultanze del questionario predisposto che costituirà più un’indicazione da parte delle Associazioni. Impossibile pensare ad un intervento significativo sul progetto della Commissione soprattutto a causa dei ristretti tempi a disposizione.

Già in settimana (18 luglio 2007) la Direzione ambiente della Commissione esaminerà le prime conclusione dello studio commissionato all’Entec (v. punto 2) per valutare l’impatto della revisione IPPC in relazione alla legislazione esistente sulle emissioni e alla possibile estensione della normativa sull’emission trading a NOx e SO2. Dopo la pausa estiva, la Direzione ambiente metterà a punto la proposta che, a ottobre, sarà sottoposta alla consultazione interservizi (verifica con le diverse direzioni generali - DGs - della Commissione). La proposta dovrebbe quindi essere pronta per il prossimo dicembre 2007.

3. Semplificare la legislazione sulle emissioni industriali

E’ stato concluso il Rapporto sulla “Stima delle opzioni per semplificare la legislazione sulle emissioni industriali”, elaborato dall’Entec (agenzia di consulenza ambientale inglese incaricata dalla Commissione europea) e disponibile al sito: http://circa.europa.eu/Public/irc/env/ippc_rev/library?l=/streamlining_study/final_report/streamlining_reportpdf/_EN_1.0_&a=d, mentre gli allegati sono recuperabili al sito: http://circa.europa.eu/Public/irc/env/ippc_rev/library?l=/streamlining_study/final_report

Lo scopo del Rapporto è quello di supportare la Commissione nella definizione di una proposta di revisione della normativa in campo di emissioni industriali in relazione all’IPPC. Il quadro normativo preso in esame nell’elaborazione del rapporto include, tra gli altri, direttiva 1999/31/CE sulle discariche, la direttiva 2000/76/CE sull’incenerimento, la direttiva 2001/80/CE sui grandi impianti di combustione e la direttiva1999/13/CE sull’emissione dei solventi.

Le principali conclusioni riportate evidenziano che:

  1. i limiti alle emissioni riportati nelle direttive di settore potrebbero vincolare l’adozione delle BAT e quindi il desiderato livello di applicazione dell’IPPC;
  2. i sistemi di monitoraggio richiesti variano nelle diverse direttive e potrebbero essere inutilmente gravosi;
  3. le diverse definizioni di "installazione", "impianto", etc. comportano implicazioni sulle singole autorizzazioni.

Alla luce delle problematiche che saranno oggetto di ulteriore analisi, sono stati prospettati diversi scenari che tentano di dare riscontro agli obiettivi della Commissione:

scenario 1: nessuna modifica
scenario 2: semplificazione con cambiamenti sostanziali minimi
scenario 3: unica direttiva senza riferimento ai limiti di emissione (ELVs)
scenario 4: unica direttiva che riporta i requisiti delle direttive di settore
scenario 5: chiarimento sull’uso dei BREFs nelle autorizzazioni
scenario 6: agevolare l’emissions trading per NOx e SOx (es. sistema volontario da adottare dagli Stati membri per i settori/impianti da loro individuati).

In particolare segnaliamo che nel capitolo dedicato alle problematiche di settore sono richiamati sia la critica sovrapposizione tra la direttiva incenerimento (WID) e l’IPPC (capitolo 4.5) per cui si evidenzia che l’addizionale richiesta di monitoraggio e comunicazione richiesta dalla WID potrebbe scoraggiare il coincenerimento, sia gli impianti di discarica (capitolo 4.6) con la relativa confusione connessa al grado di applicabilità delle BAT per gli impianti che ricadono nell’IPPC.

4. Incontro con i rappresentanti della DG Industria

FEAD, l’Associazione europea a cui FISE aderisce, ha incontrato lo scorso 16 luglio alcuni rappresentanti della DG Industria al fine di confrontarsi sulla posizione espressa da BusinessEurope (ex UNICE) in merito al processo di revisione in corso ed in particolare:

  1. migliore utilizzo dei BREFs e della flessibilità. La DG Industria insiste sull’applicazione omogenea a livello europeo dei BREFs (documenti di riferimento delle BAT di settore). La flessibilità dovrebbe essere mantenuta ma solo per quanto consentito dal campo di applicazione e seppur non vi è l’intenzione di rendere vincolante l’adozione delle BAT, la soluzione adottata sarebbe quella di richiedere maggiori giustificazioni per le esclusioni.
  2. migliorare la normativa. La DG Industria non sembra contraria alla proposta della DG Ambiente di formulare un’unica direttiva composta di articoli che richiamino le direttive settoriali. Non è chiaro se questa “fusione” in un'unica direttiva vada a discapito del tentativo di verificare la coerenza tra le diverse norme di settore.
  3. SOx e NOx. Sembra vi sia un accordo politico sull’introduzione di una sorta di emission trading system anche per SOx and NOx. La DG Industria sta raccogliendo proposte sulle modalità di attuazione ma non è stato possibile un confronto con la DG in merito alle motivazioni per cui questa proposta non è gradita a FEAD. I dettagli non saranno inclusi nella direttiva IPPC ma è probabile che ci sarà un riferimento ad una futura direttiva che consentirà agli Stati membri di ampliare gli schemi di emissioni anche a questi parametri.

Cordiali saluti.

Il Segretario Assoambiente e UNIRE
Paolo Cesco

» 19.07.2007

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