AssoAmbiente

Circolari

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   1. Rapporto “Gli impianti di trattamento dei rifiuti urbani” di Enea - Federambiente

Segnaliamo che lo scorso 12 maggio è stato presentato a Roma il rapporto il "Rapporto sulle tecniche di trattamento dei rifiuti urbani in Italia" che riassume i risultati di un’indagine conoscitiva condotta congiuntamente da ENEA e Federambiente, tra il 2008 e il 2009, finalizzata a caratterizzare gli aspetti tecnici di progetto e di esercizio dell’impiantistica di trattamento dei rifiuti urbani1 presente sul territorio nazionale.

L’obiettivo principale dell’indagine è quello di mettere a disposizione una serie di informazioni e dati sulla situazione attuale delle tecniche di trattamento dei rifiuti urbani che vengono adottate in Italia, con particolare riguardo a quelle finalizzate al riciclaggio e al recupero di materia ed energia.

Le informazioni e i dati relativi agli impianti di trattattamento dei rifiuti urbani riguardano sia le caratteristiche progettuali (capacità di trattamento, apparecchiature e configurazioni adottate per varie sezioni di pretrattamento, trattamento e post-trattamento, i sistemi di controllo delle emissioni ecc.), sia le condizioni operative (tipologia e quantitativi dei rifiuti trattati, recuperi effettuati, produzione e gestione dei residui ecc.).

Il sistema impiantistico è da considerarsi “maturo” nelle regioni settentrionali, ove si assiste ad una distribuzione generalizzata e abbastanza capillare delle varie tipologie di impianti di trattamento, mentre nel Centro-Sud appare evidente una carenza impiantistica soprattutto per quanto concerne il recupero energetico.

Secondo le informazioni e i dati raccolti, ancora oggi, il 15 e il 20% del CDR prodotto viene smaltito in discarica che costituisce anche la destinazione principale della FOS, per la quale divengono sempre più pressanti le richieste di sbocchi alternativi, tra cui la più auspicabile, secondo il Rapporto, risulta essere l’incenerimento con recupero energetico.

Proprio l’incenerimento con recupero energetico è la modalità gestionale più carente sotto l’aspetto della dotazione impiantistica, come confermato dall’ancora elevata incidenza dello smaltimento in discarica (51,9%), nei confronti della quale esso si pone come unica alternativa ambientalmente compatibile, nell’ambito di una gestione sostenibile dei rifiuti, così come ribadito dalla direttiva 2008/98/CE.

   2. Rapporto “Scenari elettrici post crisi al 2020 e 2030” della Fondazione Sviluppo Sostenibile

Il rapporto prende in esame due scenari, uno virtuoso con un miglioramento di efficienza elettrica ed uno di peggioramento dell' efficienza elettrica. In entrambi gli scenari si ipotizza un forte aumento delle fonti rinnovabili che, mantenendo il trend di crescita in atto, raggiungerebbero nel 2020 la produzione di circa 107 miliardi di chilowattora e potrebbero poi superare 165 TWh nel 2030: dal 39% al 45% dell'elettricità consumata nel 2030 nei due diversi scenari considerati.

Nello scenario virtuoso, che il Rapporto reputa il più probabile perché coglie tendenze già avviate prima della crisi, l'incremento dei consumi di elettricità sarebbe dimezzato rispetto al decennio precedente. Con questo scenario si ritornerebbe ai consumi elettrici pre-crisi (del 2007) solo nel 2020. Nello scenario virtuoso migliorerebbe l'efficienza energetica del Pil (da 261 chilowattora ogni mille euro di Pil nel 2010, a 240 nel 2030), vi sarebbe una riduzione della produzione di elettricità da combustibili fossili e le emissioni di CO2 si ridurrebbero, rispetto al 2005, del 20% nel 2020 e del 26,7%% nel 2030. In questo scenario servirebbero centrali elettriche con una potenza totale di 70,6 GW nel 2020 e 77 GW nel 2030: ve ne sono già funzionanti per 76 GW, con quelle nuove in costruzione vi potrebbe essere un eccesso di capacità produttiva di elettricità delle ulteriori nuove centrali già progettate e in fase avanzata di autorizzazione, la cui costruzione, secondo la Fondazione, dovrebbe essere rinviata.
Nello scenario peggiorativo, invece, si registrerebbe una crescita del consumo di elettricità significativo, ma comunque minore di quella del decennio pre-crisi, con un peggioramento dell' efficienza elettrica del Pil. In questo scenario aumenterebbe la produzione di elettricità da combustibili fossili e le emissioni di CO2 diminuirebbero in modo insufficiente: nel 2020 del 10,3% rispetto al 2005, la metà rispetto agli obiettivi europei del 2020. Il fabbisogno di potenza elettrica al 2020 per fornire l'elettricità richiesta alla rete sarebbe di circa 76 GW che può essere soddisfatto con le centrali esistenti e con le nuove centrali termoelettriche convenzionali, per circa 5,2 GW, già in costruzione. Nel 2030 il fabbisogno di potenza elettrica sale a circa 87,6 GW: con l'aggiunta degli ulteriori impianti già autorizzati e non ancora in costruzione e quelli con progetti definiti ed in fase avanzata di autorizzazione, si potrà coprire tranquillamente il fabbisogno di potenza elettrica a quella data.

In tutti e due gli scenari, sia miglioramento, sia di peggioramento dell'efficienza elettrica del Pil, dopo i cambiamenti in parte prodotti, in parte accelerati, dalla crisi, viste le nuove centrali convenzionali in costruzione o già in fase di autorizzazione e visto lo sviluppo delle rinnovabili, risulta non esserci spazio, secondo la FOSS, per un forte aumento della potenza elettrica installata come quella di nuove centrali nucleari, almeno fino al 2030. Per il 2020 e per il decennio successivo, il Rapporto evidenzia che, per ridurre ulteriormente le emissioni di CO2, invece del nucleare, converrebbe sviluppare e applicare alle centrali a carbone la cattura e sequestro della CO2 (CCS): una tecnologia innovativa, con grandi potenzialità di sviluppo.

Cordiali saluti.

Il Segretario
Paolo Cesco

» 21.05.2010

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