AssoAmbiente

Circolari

p70354NA

La Commissione Europea, in data 16 giugno 2011, ha inviato all'Italia una lettera complementare di costituzione in mora, con la quale ingiunge di conformarsi alla sentenza della Corte di giustizia del 24 maggio 2007, relativa alla causa C-394/05 nel 2007 sui veicoli fuori uso, avendo individuato elementi di non conformità della normativa nazionale rispetto alla normativa europea.

In proposito ricordiamo che la normativa sui veicoli fuori uso dettata dal legislatore europeo e recepita a livello nazionale con il D.Lgs. 24 giugno 2003 n. 209 recante “Attuazione della direttiva 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso”, è stata successivamente modificata ed integrata mediante il D.Lgs. 23 febbraio 2006 n. 149. Il D.Lgs. n. 209/2003, perché nella sua originaria formulazione, è stato infatti giudicato dalla Commissione Europea non conforme ai dettami della Direttiva 2000/53/CE. La Corte di Giustizia delle Comunità Europee, con la summenzionata sentenza ha accolto il ricorso della Commissione ed ha condannato l’Italia per inadempimento in ordine alla non conforme trasposizione sul piano interno della Direttiva relativa ai veicoli fuori uso, riferendosi al D.Lgs. n. 209/2003, pur dando atto che nel frattempo il Legislatore italiano aveva provveduto ad apportare delle modifiche alla normativa con il D.Lgs. 23 febbraio 2006, n. 149. 

Il D.Lgs. n. 209/2003 è stato poi più volte modificato, e da ultimo, dalla Legge Comunitaria 2009 la quale all’art. 5, comma 15, che le imprese di autoriparazione "possono" (e non più "devono") consegnare i pezzi usati allo stato di rifiuto (esclusi quelli che devono essere consegnati ai consorzi obbligatori), ove tecnicamente fattibile, ad un centro di raccolta autorizzato (qualora iscritti all'Albo gestori) o ad un operatore autorizzato alla raccolta e al trasporto dei rifiuti, "purché provveda al loro trasporto ad un centro di raccolta". 

In sostanza con questa formulazione si è contravvenuto al dettato comunitario, per cui la Commissione con la recente messa in mora evidenzia preoccupazione per le reiterate carenze rilevate nel recepimento della normativa Ue e, su raccomandazione del Commissario per l'ambiente Janez Poto?nik, ha deciso di inviare una lettera complementare di costituzione in mora in cui chiede all'Italia di adottare misure pienamente rispondenti alla normativa.                                                                                                                         

In particolare il comunicato Ue di richiamo dell'Italia sottolinea che, malgrado l'adozione di vari Atti legislativi, successivamente alla citata sentenza,permangono ancora numerose lacunenella normativa nazionale. In particolare, l'obbligo di assicurare che gli Stati membri istituiscano sistemi di raccolta dei pezzi usati asportati al momento della riparazione delle autovetture, per quanto tecnicamente possibile, non è abbastanza rigoroso in quanto, come detto, la Legge italiana prevede unicamente che le officine di riparazione "possono" consegnare pezzi usati, e non che lo "devono" fare. 

Un'altra lacuna rilevata dalla Commissione riguarda l’art. 10, comma 1 bis del D.Lgs. n. 209/2003, secondo cui le informazioni relative alla demolizione, allo stoccaggio e alla verifica dei componenti che possono essere riutilizzati devono essere trasmesse dai produttori di componenti soltanto ai centri di raccolta e non a tutti gli impianti di trattamento autorizzati. 

Le Autorità italiane hanno due mesi di tempo per reagire. Se l'Italia non provvederà al corretto recepimento della Direttiva nel diritto nazionale, la Commissione potrebbe decidere di deferirla alla Corte e chiedere che le vengano comminate sanzioni pecuniarie. 

Nel far riserva di fornire prontamente aggiornamenti sugli sviluppi della questione si inviano cordiali saluti.

» 25.06.2011

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