AssoAmbiente

Circolari

129/2018/TO

E’ stata presentata il 14 giugno 2018, presso il Senato, la relazione annuale dell’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) chiamata a riferire in Parlamento, nel rispetto della disciplina del Codice degli Appalti, in merito attività svolte nel corso dell’ultimo anno, evidenziando le eventuali criticità riscontrate nell’esercizio delle proprie funzioni, in materia di anticorruzione e di contratti pubblici.

Il Presidente Raffaele Cantone ha evidenziato le nuove sfide cui è stata chiamata l’ANAC dopo l’integrazione dell’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici (AVCP) e il rafforzamento dei propri compiti, in particolare per quanto riguarda l’attuazione del codice degli appalti e degli arbitrati bancari, ed inoltre ha evidenziato come il ricorso a procedimenti di consultazione pubblica, quali atti preliminari all’adozione dei provvedimenti dell’Autorità, abbia consentito un proficuo rapporto con gli stakeholders nella definizione di decisioni partecipate.

Nella relazione non mancano riferimenti al comparto rifiuti, monitorato costantemente dall’ANAC; tra questi segnaliamo in particolare:

“[…] Il settore dei rifiuti è un ambito particolarmente delicato e complesso che presenta problematiche che interessano tutte le realtà territoriali italiane sia al Nord sia al centro che al Sud. In molte regioni, infatti, la gestione dei rifiuti versa in condizioni fortemente critiche ed è attuata con meccanismi ben lontani dal sistema integrato voluto dal legislatore con il Codice dell’ambiente […]”

“[…]Tra le più diffuse anomalie riscontrate si evidenziano:

  • ripetute proroghe e rinnovi, in deroga all’obbligo di affidare i servizi mediante gara ad evidenza pubblica, nonché ricorso a sub-affidamenti del servizio rifiuti, in difformità a quanto disposto dalle vigenti disposizioni di legge;
  • ricorso alle ordinanze contingibili e urgenti per la gestione dei servizi ai sensi dell’art. 191 del d.lgs. 152/2006, spesso accompagnato dalla reiterazione di proroghe continue nelle more di indizione e di aggiudicazione delle gare ad evidenza pubblica;
  • scarsa partecipazione alle gare, rispetto alle quali alcuni esponenti ipotizzano accordi collusivi tra le poche imprese offerenti;
  • artificioso frazionamento degli appalti per ricondurre gli affidamenti al di sotto delle soglie entro cui sono ammesse procedure in economia a discapito dell’evidenza pubblica;
  • affidamento dei servizi in via di urgenza mediante procedura ristretta ex art. 36, comma 2, lett. b), del d.lgs. 50/2016;
  • artificioso ricorso a proroghe contrattuali per i servizi in contrasto con la normativa sulla concorrenza;
  • requisiti estremamente selettivi/sproporzionati e anticoncorrenziali (sovradimensionamento e/o inadeguatezza dei requisiti di partecipazione);
  • problematiche connesse alla mancata aggiudicazione di gara Consip delegata dall’ARO territorialmente competente;
  • irregolarità commesse in sede di gara per asserite violazione del bando e/o delle vigenti disposizioni in materia di contrattualistica pubblica;
  • uso distorto dell’in house providing in luogo delle ordinarie modalità di approvvigionamento del servizio con gara di evidenza pubblica, con conseguenti disfunzioni ed inefficienze registrate nella gestione del servizio rifiuti da parte di società in house appositamente costituite;
  • interessi delle associazioni criminali, non di rado di stampo mafioso, in considerazione del rilevante impatto economico del settore”.

 Nel rimandare alla relazione in oggetto, disponibile qui, per ulteriori approfondimenti, restiamo a disposizione per ogni informazione e aggiornamento in materia.

» 15.06.2018

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