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Analisi della Corte dei Conti europea sul problema dei rifiuti in plastica

L’analisi della Corte dei Conti è incentrata sui seguenti aspetti:

  • la progettazione degli imballaggi, che è un aspetto cruciale per la riciclabilità degli imballaggi di plastica;
  • i regimi di responsabilità estesa del produttore, che istituiscono un quadro regolamentare e di finanziamento per la gestione dei rifiuti di imballaggio di plastica;
  • la comunicazione dei dati sul riciclaggio, la cui attendibilità è essenziale per misurare i progressi compiuti dall’UE verso il conseguimento dei valori-obiettivo di riciclaggio dei rifiuti di imballaggio di plastica;
  • le spedizioni di rifiuti di imballaggio di plastica verso paesi terzi, che rappresentano un terzo del tasso di riciclaggio degli imballaggi di plastica comunicato nell’UE;
  • il traffico dei rifiuti, che costituisce un’attività criminale insidiosa e incide anche sulla gestione dei rifiuti di imballaggio di plastica.

L’analisi riporta che nel 2019 in Europa sono state raccolte 29 Mt di rifiuti in plastica post-consumo. I soli imballaggi costituiscono circa il 40% dell’utilizzo della plastica e oltre il 60 % dei rifiuti di plastica generati nell’UE e, contemporaneamente sono anche il tipo di imballaggio con il più basso tasso di riciclo nell’UE (di poco superiore al 40%).

Nell’analisi vengono poi ripercorse le iniziative adottate dall’Europa per cercare di contrastare e risolvere il crescente problema dei rifiuti di plastica, come la Strategia per la plastica, che prevedeva la modifica della Direttiva sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio e l’incremento degli obiettivi di riciclo dei rifiuti di imballaggio di plastica (50% entro il 2025 e 55% entro il 2030). Si richiama anche l’iniziativa prossima della Commissione di modificare le norme in materia di progettazione degli imballaggi (“requisiti essenziali”), che al momento vengono giudicate inapplicabili nella pratica. La Corte evidenzia che questo potrebbe condurre ad una migliore progettazione degli imballaggi, incrementandone la riciclabilità, e ad incentivare il riutilizzo. Infine viene evidenziato come, tramite nuove norme UE, si intenda armonizzare e potenziare i regimi di responsabilità estesa del produttore (EPR), in modo che essi promuovano la riciclabilità (ad esempio, mediante sistemi di modulazione degli oneri o persino sistemi di cauzione-rimborso).

La Corte si sofferma poi sulla necessità di applicare una metodologia di calcolo degli obiettivi che sia univoca e uniforme in quanto le attuali cifre sono lungi dall’essere precise o confrontabili tra uno Stato membro e l’altro. I nuovi metodi di calcolo, introdotti con la direttiva europea in materia recentemente recepita, dovrebbero fornire un quadro maggiormente attendibile dell’effettiva percentuale di imballaggi di plastica che vengono riciclati. Nell’analisi si stima che ciò potrebbe però comportare una notevole diminuzione dei tassi di riciclo comunicati, che passerebbero, a livello europeo, dall’attuale 42% ad appena il 30%.

La Corte evidenzia inoltre la forte criticità legata al ricorso di alcuni Stati membri a Paesi non-UE per gestire i propri rifiuti di imballaggio di plastica e raggiungere così gli obiettivi di riciclo. Infatti nell’analisi si evidenzia come quasi un terzo del tasso di riciclo degli imballaggi in plastica è ottenuto spedendo questi ultimi in Paesi non-UE per farli riciclare. Inoltre, a partire dal gennaio 2021, a seguito dell’entrata in vigore della recente modifica alla Convenzione di Basilea che fissa condizioni più rigide per l’invio di rifiuti di plastica all’estero, le spedizioni di rifiuti di plastica subiranno un sensibile calo. In considerazione di questo e della carente capacità di trattare questo tipo di rifiuti nell’UE, la Corte sottolinea che ciò costituisce un ulteriore rischio per il raggiungimento dei nuovi obiettivi, oltre al fatto che potrebbe condurre ad un aumento delle spedizioni illegali e dei reati legati ai rifiuti, contro i quali il quadro normativo dell’UE è ancora troppo debole.

In conclusione la Corte evidenzia che, date le difficoltà e le carenze da superare, gli Stati membri dell’UE potrebbero non raggiungere i nuovi obiettivi di riciclo, nonché la necessità adottare un’azione significativa e concertata affinché l’UE possa quasi raddoppiare la quantità dei propri rifiuti di imballaggio di plastica riciclati entro il 2030.

Nel rimandare al contenuto dell’analisi, in allegato alla presente, per maggiori dettagli, rimaniamo a disposizione per informazioni.

» 09.10.2020

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