AssoAmbiente

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Il 16 novembre u.s. è stato presentato il Rapporto “I costi del non fare – quanto costano al Paese gli ostacoli che bloccano impianti ed infrastrutture” redatto dalla società Agici finanza d’impresa e a cui ha partecipato anche FISE Assoambiente (v. sintesi).

La problematica connessa alle carenze infrastrutturali italiane è dibattuta da tempo ma, di norma, l’attenzione si appunta sull’entità degli investimenti e sui loro impatti ambientali. Non sono, invece, considerati gli oneri che gravano sulla collettività a causa delle mancate realizzazioni. In questo contesto, lo studio - in coerenza con i nuovi obiettivi dell’OCSE e con i criteri indicati dall’Unione Europea per le scelte di policy - vuole stimare proprio questi oneri.

Il Rapporto mira a misurare il costo per collettività derivante dalla mancata realizzazione delle infrastrutture in tre settori: l’ambiente (presi in considerazione i termovalorizzatori e gli impianti di compostaggio), i trasporti (sviluppo rete autostradale) e l’energia (intesa come generazione e trasporto). Per ogni classe infrastrutturale sono stati poi individuati dei case studies. La valutazione dei costi del non fare di ciascun caso si è basata quindi sul confronto tra possibili scenari alternativi.

Il lavoro, alla sua prima edizione, mostra come non fare alcune infrastrutture (funzionali ad un disegno di sviluppo al 2020) provochi costi nell’ordine dei 30 miliardi di euro nei rifiuti, di circa 40 nell’energia e, addirittura, di 130 miliardi di euro nella viabilità autostradale. I risultati sono riferiti a policy settoriali, che scaturiscono dalle norme comunitarie e nazionali.

Più in particolare per il comparto ambientale il Rapporto evidenzia:

  • per i rifiuti urbani, pur ipotizzando non facili livelli di raccolta differenziata (65%), sono necessari circa 100 termovalorizzatori di medie dimensioni e 80 impianti di compostaggio. Non realizzare tali impianti, oltre a far sopportare costi per 27 miliardi di euro, renderebbe non raggiungibile l’obiettivo della minimizzazione dell’utilizzo della discarica;
  • per i soli rifiuti industriali del settore cartario,la necessità di due termovalorizzatori per gli scarti di pulper e due per i fanghi, che darebbero benefici di 1 miliardo di euro.

In sintesi, il messaggio che emerge è che l’inerzia nella costruzione delle infrastrutture, qualunque siano le cause (Nimby, burocratiche, legislative, aziendali, ecc.), ci allontana dagli altri Paesi, incide sul benessere, peggiora l’ambiente e rende le reti infrastrutturali sempre più congestionate e a rischio.

Cordiali saluti.

Il Direttore
Francesco Tiriolo

» 28.11.2006

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