AssoAmbiente

Circolari

p65423PE

La Commissione Sviluppo Sostenibile di Confindustria ha predisposto di recente un rapporto su “La gestione delle bonifiche in Italia: analisi, criticità e proposte” (in allegato), che analizza, sulla base di informazioni statistiche, normative e giurisprudenziali, le difficoltà, tutt’oggi presenti, in questo settore e le possibili soluzioni per l’allineamento della normativa e iter nazionali a quelli europei.

Sulla base degli indicatori esaminati, emerge, tra gli altri aspetti, che la dimensione del problema relativo ai siti contaminati in Italia si riferisce ad oltre 13.000 siti di competenza regionale e ad un territorio perimetrato come SIN (Siti di Interesse Nazionale) pari ad oltre il 3% dell’intera superficie nazionale, se tale estensione venisse confrontata con la sola superficie ad uso industriale, detta percentuale sarebbe in proporzione molto più alta.

In Italia, comunque, il sistema delle bonifiche non riesce a decollare. Le attività di bonifica non hanno ancora raggiunto un tasso di completamento che può essere definito significativo per la soluzione del problema: l’indicatore relativo ai siti bonificati di competenza regionale è tre ordini di grandezza maggiore rispetto a quello dei SIN. In questi ultimi lo stato di avanzamento delle attività progettate è quasi nullo (0,2-1,5%). Le cause di questo insuccesso sono principalmente individuabili in un apparato normativo impostato sull’ “approccio tabellare” senza alcuna correlazione alle caratteristiche sito-specifiche delle aree da bonificare. L’attuale normativa in vigore, il D.Lgs. 152/06, ha sicuramente apportato dei significativi miglioramenti (drasticamente mitigati, peraltro, dalle disposizioni correttive del D.Lgs. 4/08); tuttavia non si è ancora proceduto ad una sua concreta attuazione. Al contrario, spesso, si è proceduto con un’applicazione distorta delle disposizioni di legge, come ben testimoniato dalle numerose sentenze illustrate nel presente rapporto dalle quali sembra emergere divario fra l’approccio alle bonifiche dell’amministrazione centrale italiana e tre principi cardine della normativa comunitaria: il principio “chi inquina paga”, quello della proporzionalità degli interventi e il principio della concorrenza per le imprese italiane interessate rispetto ai competitors europei.

Tra le possibili soluzioni indicate dal rapporto segnaliamo:
- il perfezionamento della normativa di riferimento: con l’occasione offerta dalla nuova Delega per la revisione del Codice Ambientale, (L. 69/2009, art. 12), si dovrebbe procedere al perfezionamento delle disposizioni contenute nel Titolo V alla Parte IV del Codice Ambientale, prevedendo un migliore coordinamento fra i diversi articoli ed una piena applicazione dell’analisi di rischio sito-specifica a tutte le matrici ambientali (suoli e acque) ed a tutti i siti potenzialmente contaminati (SIN, siti di competenza regionale, siti di preminente interesse per la riconversione industriale);
- il coinvolgimento delle imprese nel processo decisionale relativo alla definizione degli obiettivi da raggiungere e degli interventi da attuare nel singolo sito, in analogia a quanto disposto con l’art. 252 bis, che andrebbe esteso a tutte le procedure, con particolare riferimento alla condivisione dell’impostazione tecnica, tra Amministrazioni ed imprese, sulle procedure di caratterizzazione, sull’analisi del rischio e sulla scelta degli interventi di bonifica;
- la certezza dei tempi per la conclusione dei procedimenti su bonifica e reindustrializzazione;
- la creazione di un tavolo permanente fra Ministero dell’Ambiente e Ministero dello Sviluppo Economico, per assicurare la riqualificazione economica dei siti industriali contaminati (cosiddetti “brownfields”) la cui valorizzazione risulta strategica sia per la tutela dell’ambiente che per l’economia nazionale.

In materia riportiamo inoltre in allegato due articoli pubblicati sul Sole24ore.

Cordiali saluti.

Il Segretario
Paolo Cesco

» 29.09.2009
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