Facciamo seguito alle precedenti comunicazioni di pari oggetto (circolari n. 16/2007 e n. 34/2007) per fornirvi alcuni aggiornamenti in materia di revisione della Direttiva 96/61/CE su IPPC.
Durante l’ultimo incontro, tenutosi lo scorso 4 maggio, tra Commissione europea, le rappresentanze interessate, e i Verdi (The European Environmental Bureau), hanno ribadito la necessità di poter disporre di più tempo e di attendere la piena attuazione della direttiva IPPC prima di valutare le eventuali modifiche da apportare alla stessa. La revisione dell’IPPC e soprattutto dei suoi principi, quali la flessibilità e il ricorso ai BREFs, non risolverebbe infatti i problemi connessi alla scarsa implementazione della direttiva.
La Commissione sembra comunque decisa sulla necessità del nuovo provvedimento in quanto ritiene che dopo 10 anni (la direttiva IPPC risale infatti al 1996) il settore industriale dovrebbe aver maturato la necessaria esperienza in materia. Sebbene la Commissione non sembri intenzionata ad intervenire in senso restrittivo sulle emissioni di SOx e NOx, pare che in merito ai BREF (documenti di riferimento delle migliori tecniche disponibili - BAT) l’intenzione sia di renderli vincolanti dal momento che gli studi hanno evidenziato una scarsa applicazione delle BAT in ambito europeo.
La Commissione non ha programmato ulteriori incontri sul processo di revisione ma, vista l’intenzione manifestata di presentare una proposta entro la fine del 2007, ha sollecitato le rappresentanze interessate ad una consultazione via internet sulla base di un questionario elaborato il 14 aprile. FEAD, l’Associazione europea a cui FISE aderisce, segue il processo di revisione dell’IPPC grazie al supporto di uno specifico gruppo di lavoro interno che ha già completato il questionario sopra richiamato (allegato) ora all’attenzione delle associazioni aderenti.
Particolare attenzione va posta anche sulla proposta comunitaria di allargamento del campo di applicazione della disciplina IPPC anche alle attività di recupero dei rifiuti non pericolosi che oggi sono espressamente escluse (le attività di recupero dei rifiuti pericolosi sono invece ricomprese, ma solo alcune specifiche operazioni, indicate al punto 5.1. della Direttiva 96/61/CE). A tale riguardo va però segnalato che il legislatore comunitario non specifica se la proposta di allargamento del campo di applicazione dell’IPPC riguarda le sole attività di recupero in regime ordinario, oppure anche quelle che sono svolte in regime semplificato. Pertanto, come Associazione è possibile proporre, se lo si ritiene opportuno, che tale estensione dell’IPPC sulle attività di recupero sia operata in modo equilibrato per non creare disparità di condizioni tra regime ordinario e regime semplificato e quindi non si limiti solo al primo ma a tutte le attività di recupero, ovvero a nessuna di queste, salvo quelle già assoggettate.
Al fine di poter supportare il lavoro in ambito FEAD, vi chiediamo di verificare le risposte date dal Gruppo di Lavoro al questionario riportato in allegato entro il prossimo venerdì 25 maggio. In caso non siano pervenute osservazioni in merito riterremo condivise le posizioni riportate nel documento citato.
Per ulteriori informazioni sugli studi forniti alla Commissione come base del processo di revisione, vi rimandiamo al sito web:
http://circa.europa.eu/Public/irc/env/ippc_rev/library
Cordiali saluti.
Il Segretario Assoambiente/UNIRE
Paolo Cesco